Quasi tutti conoscono la procrastinazione o la “sindrome del rinvio”, ossia l’abitudine di rimandare le cose che non amiamo fare. Perché ci piace tanto procrastinare? E cosa possiamo fare per determinare nuovamente la nostra quotidianità in piena libertà di scelta? Piers Steel, ricercatore comportamentale e scrittore, risponde a questi quesiti.

Come mai un ricercatore comportamentale come lei è arrivato al tema della procrastinazione?
Come si suol dire: «Research is mesearch». Ero terribilmente titubante, per cui mi sentivo spesso in conflitto con me stesso, la mia performance ne ha risentito notevolmente e di questo ho sofferto molto. Volevo capire perché mi comportavo in quel modo.

Non è assolutamente normale? Non è forse così che tutte le persone amano rimandare a domani i compiti spiacevoli?
Rinviare sporadicamente qualcosa non è un problema ed è normale. Oltre il 95% delle persone dichiara di rimandare ogni tanto qualcosa di importante. Si parla di procrastinazione cronica solo quando diventa un problema permanente con conseguenze negative per il proprio benessere e il proprio successo. Le persone interessate da questo fenomeno non riescono più a staccare la spina, hanno disturbi del sonno, dubitano di se stesse o vanno addirittura in depressione.

La procrastinazione non è semplicemente un termine più colto per definire la pigrizia?
No. La gente pigra non vuole lavorare. I procrastinatori vogliono invece andare avanti, ma non ce la fanno. Rinviano compiti importanti, pur sapendo che con questa decisione nuocciono a se stessi. Di conseguenza, quando rinviamo agiamo consapevolmente contro i nostri stessi interessi. Da questo punto di vista, la procrastinazione è un fallimento nocivo dell’autoregolamentazione e una perdita della libertà di scelta. Queste persone non sono più in grado di decidere da sole il momento in cui devono fare qualcosa, ma lasciano che l’ambiente circostante decida per loro lasciandosi distrarre. Perdono il controllo e l’autonomia sulla loro vita.

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La gente pigra non vuole lavorare. I procrastinatori vogliono invece andare avanti, ma non ce la fanno. Rinviano i propri compiti, pur sapendo che in questo modo nuocciono a se stessi.

Perché procrastiniamo anche se così facendo nuociamo a noi stessi?
Le ricerche indicano che questo comportamento è dovuto a diversi tratti della personalità, per esempio la mancanza di fiducia in se stessi o la tendenza ad annoiarsi facilmente. Il più grande tallone d’Achille dei procrastinatori è però l’impulsività, ossia l’esigenza di volere tutto qui e ora. Le persone impulsive hanno difficoltà ad autocontrollarsi ed esigono l’immediata soddisfazione dei loro bisogni. Riesce loro difficile fare qualcosa la cui ricompensa arriverà solo in un secondo tempo. Di conseguenza, tendono ad aggirare o a rimuovere i compiti gravosi e a lasciarsi facilmente distrarre.

La procrastinazione è un fenomeno moderno?
No, il rinvio delle scadenze è un problema che era già stato sollevato dagli antichi egizi e dagli antichi greci in relazione alla semina e alla raccolta. Ma oggi viviamo nell’“età dell’oro della procrastinazione”. Secondo alcuni studi, negli anni Settanta i procrastinatori cronici rappresentavano ancora il 5-7% delle persone, nel 2010 la quota era già salita al 20% e oggi sono arrivati persino al 30%.

Perché questo enorme aumento?
Perché viviamo in un mondo dalle tentazioni perfette. È come se cercassimo di fare una dieta in un negozio di dolciumi. Le distrazioni e le tentazioni non sono mai state così variegate e facilmente accessibili come oggi. Dopo la TV e i videogame sono arrivati Internet e, infine, lo smartphone. Ce l’abbiamo sempre con noi e ci fornisce, tramite TikTok, Instagram o YouTube, contenuti su misura per i nostri interessi che sembrano darci una gratificazione immediata. E questo è un veleno per la nostra motivazione ad affrontare compiti meno divertenti che richiedono più costanza. Dipende anche dal nostro cervello.  

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La procrastinazione è una perdita della libertà di scelta. Queste persone non sanno più decidere da sole il momento in cui devono fare qualcosa.

Cosa c’entra il nostro cervello con la “sindrome del rinvio”?
Dal punto di vista neurobiologico, due aree del nostro cervello duellano tra loro. La corteccia prefrontale controlla la pianificazione e la risoluzione dei problemi. E il sistema limbico vuole una gratificazione immediata. Rimandiamo quindi le cose quando il sistema limbico pone il veto sui piani a lungo termine della corteccia prefrontale e opta per azioni immediatamente realizzabili. Il sistema limbico non solo è più veloce e determina la nostra reazione iniziale, ma è spesso anche più forte.

Quali sono le cose che rimandiamo più spesso all’infinito?
È un fatto strettamente individuale. Alcuni rimandano le pulizie, altri fanno le pulizie per rimandare qualcos’altro. Tra le cose che ci piace particolarmente rinviare, oltre ai compiti scolastici e professionali, ci sono le attività che riguardano la nostra salute, come lo sport, le diete o gli esami preventivi dal medico. Tra i classici rientrano anche le questioni finanziarie come il pagamento di fatture, la compilazione della dichiarazione d’imposta o il risparmio per la terza età – un esempio particolarmente evidente della procrastinazione.

In che senso?
Un giovane che risparmia per una rendita privata non prova praticamente nessuna soddisfazione diretta. Il nostro centro di ricompensa interiore si annoia perché il momento in cui ne trarremo beneficio è molto lontano. Inoltre, i giovani sono generalmente più soggetti alla procrastinazione rispetto agli anziani, il che si dimostra fatale per la previdenza per la vecchiaia, perché chi continua a rimandare e ad eludere questo aspetto, spreca anni preziosi. Le ricerche dimostrano inoltre che i procrastinatori cronici, oltre ad avere problemi finanziari, sono anche meno sani e felici. In questo modo non solo danneggiano se stessi, ma causano anche enormi costi economici.

Il più grande tallone d’Achille dei procrastinatori è l’impulsività, ossia l’esigenza di volere tutto qui e ora.

È possibile quantificare i costi economici della “sindrome del rinvio”?
È difficile. Uno studio americano del 2010 è giunto alla conclusione che i dipendenti trascorrono in media oltre due ore di lavoro al giorno senza fare nulla, senza contare la pausa pranzo. Di conseguenza, nel 2010 l’economia statunitense ha perso oltre 1,2 bilioni di dollari. Oggi questa cifra dovrebbe essere molto più alta. Inoltre, se consideriamo la scarsa capacità di risparmiare denaro o di effettuare tempestivamente esami preventivi per la propria salute, i costi complessivi per la società sono notevolmente più elevati.

Da procrastinatore incallito lei è diventato un professore di fama internazionale. Quindi c’è una via d’uscita da questo circolo vizioso di procrastinare ogni giorno?
La buona notizia è che anche se tendiamo a procrastinare, non siamo condannati a farlo per l’eternità. Qualunque sia il motivo per cui rimandiamo – perché non abbiamo fiducia in noi stessi, perché non ci piace il nostro lavoro o perché agiamo impulsivamente – possiamo fare qualcosa per contrastare questo nostro comportamento. A tal fine, dobbiamo riconoscere le nostre debolezze e applicare tecniche adatte e utili (cfr. più avanti, n.d.r.). Ma attenzione: non tutti i rinvii sono irragionevoli. Abbiamo bisogno di quei momenti in cui possiamo lasciarci andare, staccare la spina e «oziare». L’essenziale è trovare il giusto equilibrio.

Cosa fare contro la procrastinazione? Sei consigli di Piers Steel

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1.    Perdona te stesso
Chiunque si senta continuamente in colpa per la propria mancanza di volontà, non fa nulla per impedirlo. Riconosci questa debolezza e perdona te stesso. Alcuni studi hanno dimostrato che gli studenti che hanno rinviato lo studio prima di un esame e poi hanno perdonato se stessi, hanno meno probabilità di rimandare gli esami successivi.

2.    Proteggiti dalle distrazioni
Si dice che lo scrittore americano Herman Melville si sia fatto incatenare a una scrivania dalla moglie, mentre scriveva il romanzo “Moby Dick” per non lasciarsi distrarre. Non devi essere così radicale. Ma scopri le tue tentazioni personali e tienile fuori dalla tua portata. Elimina i giochi dal tuo computer, disconnetti la connessione a Internet, imposta il cellulare in modalità aereo o stacca la spina della TV

3.    Prenditi cura della tua energia e sfrutta il momento giusto
Uno dei motivi principali per la procrastinazione è la mancanza di energia. Dormi a sufficienza, mangia bene e mantieniti in forma. E scopri in quale momento della giornata hai più energia. È allora che dovresti dedicarti ai compiti più difficili. La maggior parte di noi raggiunge il massimo livello di energia solo per quattro o cinque ore al giorno. Per la maggior parte di noi è tra le 9 e le 14.

4.    Fai prima le cose difficili
Mark Twain una volta disse: «Se devi mangiare una rana, fallo subito al mattino. E se devi mangiare due rane, mangia per prima quella più grande.» Un modo per procrastinare meno è quello di portare a termine per primi i progetti più difficili e importanti. Più sono impegnativi i compiti da espletare, maggiore è l’energia e la
concentrazione necessarie per portarli a termine.

5.    Suddividi i compiti grandi in compiti piccoli
Un obiettivo efficace è un elemento chiave nella lotta alla procrastinazione. Come si mangia un elefante? Pezzo per pezzo. Lo stesso vale per i compiti grandi. Suddividili in mini-obiettivi più piccoli e più facilmente raggiungibili. Più concreta e vicina è la scadenza, meglio è. Quando raggiungi un obiettivo piccolo, il tuo cervello ti ricompenserà con una maggiore aspettativa di successo, in modo che tu riesca meglio a superare la procrastinazione.

6.    Acquisisci nuove abitudini
Essendo animali abitudinari, per noi è utile avere una routine. Che si tratti della contabilità privata, dell’allenamento in palestra o di scrivere una tesi: cerca di fare le cose regolarmente e sempre allo stesso orario. Già dopo due mesi tutto questo diventa normale e lo farai senza pensarci più su.

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Piers Steel

Piers Steel è un ricercatore comportamentale e insegna comportamento organizzativo e sviluppo delle risorse umane all’Università di Calgary, Canada. È uno dei maggiori esperti nella ricerca sulla procrastinazione e ha scritto un’opera di riferimento sull’argomento: “Da domani non rimando più” (Edizioni Mondadori). Le sue ricerche sono state pubblicate in diverse riviste, tra cui Psychology Today, New Scientist e The New Yorker. Vive vicino a Calgary, è sposato e padre di due figli.

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